A spasso per Barbarano

Barbarano è una frazione del comune di Morciano di Leuca. La si attraversa per andare verso le spiagge di Torre Vado, raggiungibili in meno di dieci minuti di auto, ma non bisogna avere troppa fretta e scoprirete che il borgo merita una visita più approfondita.  Barbarano sembra stare tutta raccolta intorno alla sua piazza alberata, dedicata al santo patrono, San Lorenzo,  e contornata da palazzi antichi e rigogliosi giardini.E’ una piazza raccolta e piena di pace che il venerdì ospita anche un minuscolo mercatino, con i banchi del salumaio, del fruttivendolo e dei fiori. Solo tre venditori all’ombra dei loro ombrelloni, ma vi assicuro che la sosta vi lascerà soddisfatti dei vostri acquisti. Senza contare il piacere del contatto umano.  Se dalla piazza si prende via dei Messeri ci si può dirigere verso altri piccoli centri incastonati nella campagna, quali Giuliano del Capo, e poi Patù, Castrignano del Capo, Salignano, Gagliano, ecc., procedendo come attratti da una calamita verso il faro di Santa Maria di Leuca. Ma non bisogna farsi prendere dalla fretta e soprattutto non bisogna trascurare di guardarsi attorno, anzi, per farlo, ogni tanto bisognerà fermare la macchina e concedersi il tempo di osservare attentamente ciò che ci circonda. Sarà così che proprio in via dei Messeri faremo più di una scoperta. A metà della strada, piuttosto stretta e leggermente curva, troveremo un palazzo nobiliare, appartenuto ai Serafini, abbandonato ormai da tanto tempo. Sprangato è l’alto portone di ingresso, sprangate sono le finestre e i balconi, come chiuso con pesanti catene è il cancello che doveva dare su un lussureggiante giardino, dove ora si alzano verso il cielo solo sterpi e rovi. Il palazzo, che reca uno sfarzoso stemma nobiliare, precede di pochi metri una costruzione a torre che secoli fa ha ospitato il Monte di Pietà, mentre dall’altra parte della strada un’altra costruzione sempre a torre ospitava l‘Ospizio delle Fanciulle.

Se restiamo sulla destra troviamo, proprio accanto a quegli edifici carichi di storia una costruzione più bassa con una porta chiusa da una tenda di plastica: nessuna insegna, nessuna indicazione, ma oltre quella porta c’è un forno ove è possibile trovare ogni sorta di delizie, dalle mitiche pucce salentine, alle focacce, dal pane casereccio, morbido e fragrante, ricoperto di candida farina per distinguerlo da quello con crosta più croccante, ai cornetti , ai rustici...e insomma l’unica avvertenza è quella di andarci non troppo tardi la mattina perché si rischia di non trovare più nessuna delle leccornie sopra descritte.

Andando invece dalla piazza verso ponente troveremo la chiesa parrocchiale dedicata al santo patrono e, molto vicina, la torre difensiva appartenuta ai baroni Capece, forse del secolo XVI, che sembra vegliare, ancora imponente e massiccia, sull’abitato.  

Le origini

Anche quelle di Barbarano vengono fatte risalire alla distruzione di Leuca e di Vereto, nel IX secolo; come altri centri del Capo di Leuca, pertanto, anche questo piccolo borgo sarebbe sorto per iniziativa degli abitanti fuggiti dalle città distrutte. Per i secoli successivi  le scarse notizie di cui disponiamo ci dicono che nel 1193 re Tancredi la donò a Lancellotto Capece, poi il feudo passò agli Antoglietta, e siamo già in epoca angioina. In seguito vengono segnalati i feudatari Giovanni de Aquino e poi i Nantolio e poi ancora i Capece.

Lasciata Barbarano e procedendo verso Morciano ci imbattiamo, subito dopo il passaggio a livello, nel complesso monumentale di Leuca Piccola. Situato sul tracciato della via Francigena,percorsa dai pellegrini per raggiungere il Santuario di Santa Maria di Leuca,il complesso,risalente al sedicesimo secolo, è tuttora ben conservato, ma per il suo valore storico avrebbe sicuramente bisogno di interventi migliorativi e di conservazione del bene.

Leuca Piccola come appare provenendo dalla piazza di Barbarano

Se dalla postazione raffigurata nell’immagine qui sopra ci dirigiamo verso destra, quindi prendiamo la stradina che porta a Ruggiano, ci imbattiamo, nella campagna sul lato sinistro della strada stessa, nelle due “ Vore” di Barbarano. ” Vore”, come è facile intuire, sta per voragini, o depressioni del suolo, piuttosto antiche: sono composte, come ci racconta l’Arditi (  XIX secolo ), in banchi di tufo, ” forse artefatte” per ricevere e assorbire le acque torrenziali. Secondo il Giustiniani ( inizio ‘800 ), la loro formazione è l’esito di vari terremoti. Le due Vore sono di diversa dimensione. La grande è profonda 22 metri, accessibile per un tratto, ha forma ellittica e un diametro di 20mt per 26 in superficie. La piccola ha un’apertura di 22 mt per 16 e nella parte più bassa è leggermente inclinata verso la grande. Giova qui ricordare che esiste una diversa versione sulla loro origine.

In Santa Maria di Leuca del Belvedere in Barbarano del Capo (2007) il sacerdote F. Cazzato  riporta una credenza popolare secondo la quale le due vore di Barbarano si sarebbero aperte all’improvviso come punizione per le bestemmie e le liti di alcuni contadini che su quel terreno lavoravano alla trebbiatura e che, avendo con il loro comportamento oltraggiato un luogo sacro, sarebbero stati così inghiottiti dalla terra. 

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