Santa Maria di Leuca del Belvedere, nota come ” Leuca Piccola”

La facciata della chiesa denominata “Leuca Piccola “

Nel secolo XVI doveva probabilmente già esistere, nelle immediate vicinanze della vora grande di Barbarano,  una chiesetta dedicata alla Madonna di Leuca con un’immagine sulla parete di fondo raffigurante Maria e Gesù: nel 1685 don Annibale Francesco Capece la sceglie per dare lustro al casato. Alla struttura preesistente vengono aggiunti un pronao neoclassico, due stemmi ai lati della porta e sull’architrave di questa  lo stemma dei Capece con il leone rampante su sfondo , all’epoca, azzurro.

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Lo stemma dei Capece campeggia sull’architrave della porta di ingresso alla chiesa di Leuca Piccola

Devo tornare più e più volte nello spiazzo davanti a Leuca Piccola per riuscire a cogliere tutti gli elementi che ne fanno tuttora un luogo speciale. Le strutture architettoniche che circondano uno spazio tuttora intatto ma trasformato nel tempo, essendo tagliato e attraversato dalla strada che porta a Morciano, emanano tuttora la forza e la dignità dello scopo per cui furono erette. Furono poste in quel sito per glorificare il nome di Maria attraverso l’opera di un suo suddito devoto, il nobile Capece appunto, e attendevano al compito loro affidato con abbondanza di servizi e “ confort” ,diremmo oggi ,all’altezza delle aspettative di coloro che per devozione si cimentavano in un viaggio lungo e pieno di pericoli e imprevisti. Ma Leuca Piccola offriva molto al pellegrino desideroso di ristoro dalle fatiche del viaggio. A Leuca piccola non mancava nulla. Lo spirito trovava conforto nella parte sopraelevata della chiesa, raggiungibile attraverso una strettissima scala, che era stata eretta a somiglianza di quella che allora era il santuario di Leuca: ci sono anche qui le tre navate e la somiglianza era tale che capitava pure che i pellegrini pensassero di essere giunti alla meta, forse anche impressionati da tutto quello che ruotava intorno alla chiesa.

La scala, strettissima per poter ostacolare eventuali aggressioni al luogo di devozione
La porticina che immette sulla scala per il piano superiore

Allora immaginiamo che cosa doveva trovarsi di fronte il viandante che finalmente metteva piede in un luogo che, dopo tanta strada, doveva apparirgli davvero ospitale. Dopo aver ottemperato ai doveri di buon cristiano poteva cercare sollievo e riposo. Se aveva la fortuna di disporre di un cavallo poteva smontare magari approfittando delle scalette in pietra che ancora si vedono davanti al portale che immette nell’area del mercato.

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Le scalette servivano ai cavalieri per smontare agevolmente da cavallo

Proprio sotto le arcate che introducevano all’area destinata al mercato passa tuttora l’antica via Francigena, come ci avvisa un provvidenziale cartello

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Le antiche arcate sul percorso della via Francigena

Quindi il pellegrino poteva sistemare il fedele amico negli ambienti della scuderia , dove il cavallo avrebbe trovato acqua e fieno. Quindi si sarebbe recato nei sotterranei dove avrebbe trovato ben tre pozzi per attingere acqua e riposarsi su una sorta di cuccetta scavata nella parete di questo ampio locale. Lì avrebbe consumato il suo pasto, magari dopo aver dato un’occhiata alle mercanzie esposte nello spazio oltre il portale, oppure, potendo, si sarebbe accomodato nella locanda.

Immaginiamo come doveva apparire tutta questa zona con un via vai continuo di pellegrini, magari fogge diverse del vestire, a seconda del luogo di provenienza, colori,  mercanzie esposte su bancarelle improvvisate, vociare continuo, miscuglio di dialetti e di odori. Immaginiamo questo posto al calare della sera illuminato da torce che a malapena squarciavano il buio sceso sulla campagna di ulivi.

Uno dei pozzi del sotterraneo
Parte del vasto ambiente sotterraneo con le nicchie scavate nella roccia ( le sedie sono predisposte per la celebrazione annuale nel giorno del 1 Maggio )
L’antico portale che immetteva nell’ampio spazio dedicato all’esposizione delle mercanzie
L’accesso ai sotterranei

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