

Visito Presicce nel tardo pomeriggio di un’afosa giornata di luglio. La cittadina mi appare subito avvolta nella luce dorata che si riflette sulle pietre color ocra del suo castello e dei suoi palazzi nobiliari. Faremo questo viaggio insieme a Giacomo Arditi, suo illustre cittadino che, per cominciare, così la descrive nella sua opera più famosa “ La Corografia fisica e storica della provincia di terra d’Otranto ”(1879-1885)
<< Riposa tra due giocaie subappennine che stanno l’una a levante l’altra a ponente, nel piano di una vallata così aprica e ridente che, guardati i suoi pini caratteristici a grande ombrello, qualche palma dattilifera, le creste dei monti coronate di sempre verde ulivo, il tappeto sfioccato e variopinto dei grassi campi che lo circondano, vi dà a primo acchito l’aria di un luogo orientale….>>
Presicce si trova nel Capo di Leuca, a poco meno di 100 metri sul livello del mare. Il suo emblema raffigura un cervo che si abbevera alla fonte, sotto un albero di quercia , e poi vedremo quale significato abbia questa immagine.
Al tempo in cui l’Arditi scrive, nel maggio del 1883, egli constata che il paese gode di
<<..molti palazzi e palazzini, quali più quali meno appariscenti, giardini che lo cingono e lo tramezzano, un orologio pubblico alla francese, una colonna sormontata dalla statua in pietra rappresentante il patrono S.Andrea Apostolo, un insieme che non sa di villereccio ma di grave e di civile>>.
Altro che villereccio o rustico, la cittadina di oggi rivela ad ogni passo, nelle stradine che curvano nel centro storico, la meraviglia di edifici imponenti con ampi cortili e fascinosi giardini con agrumeti secolari, senza dimenticare le caratteristiche “ case a corte” ( abitazioni disposte intorno ad uno spazio/cortile comune, di norma di forma rettangolare), il castello, le torri, e le numerose chiese e cappelle barocche.





Lo stesso Arditi conta al suo tempo 1573 case e 13 mulini accatastati, per darci poi qualche informazione del tutto singolare, come quelle che seguono.
<< Gli abitanti sono d’ordinario immuni di malattie epidemiche e contagiose, anche quando queste infestano e grassano in paesi vicini, prove non dubbie del loro benessere e della salubrità dell’aria>>.
Nondimeno apprendiamo che al tempo ci sono a Presicce artigiani e nobili, ma
<< và per la maggiore la benemerita classe dei contadini>>,
che lavorano 7 ore al giorno d’inverno e 9 d’estate e che sono bravi soprattutto nel potare gli ulivi e coltivare orti e vigne. A mezzogiorno mangiano pane e cipolla, la sera verdure cotte e legumi, ma la domenica e nei giorni di festa non si privano di pasta e di carne. Tutt’oggi l’olio di Presicce, che in passato era al centro di un fiorente commercio e veniva imbarcato dal porto di Gallipoli, è rinomato per la sua eccellente qualità; a questo proposito giova ricordare che il sottosuolo conserva numerosi ipogei, alcuni anche visitabili.

Quindi una nota di colore: << …a notte piena sogliono i giovani innamorati cantare qualche strambotto alle porte delle loro amate>>.







Sull’origine storica di Presicce l’Arditi pare dare credito alla credenza secondo cui nel IV secolo dell’era cristiana una grave siccità si abbatté per tre anni sulla regione, così che gli abitanti di casali quali Ugento, Pompiniano, Specchiano e altri partirono in cerca di acqua e la trovarono proprio in questo luogo, dove costruirono un villaggio poi chiamato, proprio in ricordo della sete, Praesitium, Praesitio, Presicce.
Successivamente il paese crebbe e si ingrandì in ragione delle emigrazioni e delle distruzioni operate prima dai Vandali, nel V secolo, poi dagli Ostrogoti nel VI, dai saraceni nel IX e nel X, dai Turchi fino al tardo Medioevo, nel XVI secolo e oltre.
Fino all’anno mille la storia di Presicce è pertanto avvolta nel buio più profondo, mentre con l’inizio dell’era feudale si sa che appartenne prima al Principato di Taranto, poi al potenti Del Balzo Orsini, ai Gonzaga di Mantova che qui già possedevano il contado di Alessano, ai Brayda che lo acquistarono in seguito, per arrivare via via, al tempo in cui l’Arditi scrive, a Alfonso Maria de Liquoro, Principe di Presicce. Occorre infine ricordare che fino al XIX secolo Presicce brillò nelle arti e nelle lettere, di cui lo stesso Giacomo Arditi fu insigne rappresentante. A Presicce è possibile ammirare la casa che gli diede i natali.








Sono tante le emozioni che si provano girando per le vie della cittadina, alzando gli occhi su frontoni in pietra e balconate colonnate, iscrizioni e stemmi nobiliari, entrando nei cortili e nei giardini antichi, sostando nelle piazze e davanti alle case bianche inondate da tralci fioriti di glicini e buganvillea, per finire poi seduti ad uno dei posti che offrono il food locale, mix accattivante di tradizione e innovazione, tra cui ovviamente spiccano le pietanze a base di pesce. Mi auguro che le foto allegate restituiscano, almeno in parte, la magia di un luogo così denso di storia che oggi, proprio per la bellezza del suo centro storico, è annoverato anche tra i Borghi Più Belli d’Italia.