Montesardo, frazione di Alessano

<< …al tempo del Galateo sec. XV)>> scrive G. Arditi<< vi rimaneva soltanto sulla vetta del colle un bel castelletto, ed è l’attuale paesello>>

Procedendo spedita verso Leuca, mi lascio alle spalle Alessano e prendo la salita che porta alla frazione di Montesardo. Il piccolo borgo si presenta in maniera del tutto singolare. Lo vedi, o meglio lo indovini, in cima alla ripida salita che la macchina deve affrontare per raggiungere il cuore del centro abitato e già rimani stupita dalle costruzioni che sui due lati fiancheggiano la strada. Vediamo infatti una lunga teoria di case basse, molte ad un solo piano, spesso di pietra locale color ocra, con bassi muretti e cancelletti a protezione della privacy domestica. Qua e là piante arrampicate sui muri. Poco prima di entrare nel borgo non posso fare a meno di lanciare lo sguardo sulla sinistra, dove una curva generosa mostra, oltre una casa con giardino terrazzato, il panorama che si apre al di sotto dei 180 metri di altitudine di Montesardo:un’ampia pianura ricca di storia e di tesori del passato su cui Montesardo sta come una vedetta, oggi come ieri. Non per niente è considerata ” la cima” del Salento. Quando arrivi nella piazza  con il suo giardinetto puoi constatare che nulla è cambiato: pochi anziani sulle panchine, qualche avventore nel bar all’angolo, la tenda di plastica del negozio di delizie salentine è sempre lì, invitante, quello infatti è il posto ideale dove gustare le pucce, tonde e morbide, farcite di ogni ben di dio….insomma, se sei nuovo del posto, non puoi proprio immaginare che cosa quel borgo sia stato nei secoli passati e quali sorprese possa offrire ad uno sguardo attento. Il mio, di sguardo, nel tempo si è fatto non solo attento, ma anche affettuoso, persino per gli oltraggi che lo scorrere del tempo e l’incuria degli uomini hanno inflitto a questo come ad altri borghi del Salento: è pur sempre una grande emozione quella che provi al cospetto delle pietre antiche e dei segni lasciati dalle storie che qui sono state vissute.

Ancora con le parole di G. Arditi, fine ottocento:

<< A forma di cono tronco spicca e torreggia sulla cima di un appennino, che si eleva 186 metri sul mare, nei gradi 4,5, 5 di long. or. 39, 52,36 di lat. bor. — Lontan lontano vi pare un fosco castello del medio evo, ma salito in cima la scena cambia, ti rivela ciò che fu, una fortezza, dalle mura, dalle cortine, dai terrazzi, e dai sei baluardi sbranati : lagrimevole sfasciume dell’ira dell’uomo e della voracità del tempo ! Il clima sano, l’acqua scarsa, la chiesa piccola e mal degna , una Congrega suburbana nuova e migliore, le strade interne sgangherate, tortuose e strette, un palazzo baronale ora dei Signori Romasi, la via provinciale Maglie-Leuca che lo lambisce ad occidente, un delizioso e vasto panorama a nord est, 239 case ascritte in catasto per la rendita di L. 5973,16, ecco tutto ciò che avanza della città di una volta !>>

Montesardo dunque si trova in cima ad un’altura e da lì domina tutto il territorio circostante. Le sue origini si fanno da alcuni risalire al periodo romano o anche a quello greco: per gli uni il suo nome deriverebbe appunto da tracheion oros per gli altri da Mons Arduus, insomma monte arduo, ripido. In seguito agli scavi archeologici effettuati nell’area nel 1997 si ritiene che il topos fosse attivo già in età messapica, come sembrano testimoniare anche alcuni  blocchi di pietra locale squadrati e messi in opera senza uso di malta, (secondo una tecnica riscontrata già a Vereto, città messapica che si trovava a pochi chilometri ), ben visibili alla base della rocca/castello che tuttora domina l’abitato e la pianura sottostante:probabilmente già tra il IV e il III secolo a.C. la sommità del colle era circondata da mura difensive. Montesardo sarebbe dunque contemporanea dell’antica Vereto, l’antenata di Patù: del resto anche Vereto sorgeva in posizione dominante sul suo porto, l’odierno sito di San Gregorio. 

Il castello

di cui invece, pur dopo diversi rimaneggiamenti, vediamo oggi la mole pur sempre superba, è da attribuire al XVI secolo:

aveva mura e possenti bastioni, tanto da apparire inespugnabile

con le sue quattro torri,

purtroppo abbattute nel 1867. Oggi è visibile una sola delle quattro porte di accesso all’abitato ma, visto dalla strada che corre sotto la collina, il castello fa tuttora un grande effetto: mirabile esempio di architettura militare, di certo era già lì nel 1549, quando

la principessa Isabella del Balzo, consorte di Ferrante Gonzaga,

viene in Salento per visitare i feudi ereditati dalla madre, Antonicca del Balzo. Si tratta di un gran numero di casali, quasi tutti

rientranti nella Contea di Alessano.

Arrivata in Salento in piena estate, Isabella sceglie di dormire nel castello di Montesardo

per il molto fresco

di cui lì avrebbe potuto godere, scansando così il caldo torrido della pianura. Del soggiorno di Isabella abbiamo infatti certezza grazie alle lettere che il suo segretario spediva regolarmente al marito, Ferrante Gonzaga.

Per secoli il casale, poi terra,

di Montesardo passò da un feudatario all’altro, fino ai baroni Romasi, gli ultimi proprietari del castello; in seguito questo fu acquistato dai Padri Vocazionisti, che ancora oggi gestiscono una casa di riposo per anziani.

Montesardo fu anche sede di importanti scuole di matematica, filosofia e musica. Si ricordano in particolare Francesco Antonio Mezzapinta, maestro di scienze in Napoli e Girolamo Melcarne, maestro di musica.

I palazzi più antichi del borgo sono tutti raccolti intorno al castello. Alcuni hanno ancora un aspetto sontuoso ma con i rossi delle facciate ormai délavé, con i grandi portoni spalancati su ampi giardini privati e un susseguirsi di porte e scale verso interni che possiamo solo immaginare, come suggerito dagli stemmi nobiliari che, quando non sono corrosi dal tempo, fanno ancora bella mostra di sé e ci parlano delle famiglie più illustri del Regno di Napoli. In altri casi vediamo edifici in completo abbandono dietro grovigli di alberi e piante infestanti, tranne quando impalcature e cartelli segnalano un prossimo riscatto. Anche qui, come altrove in Salento, iscrizioni sulle pareti ci consegnano pillole di saggezza, come quella dei primi del ‘600 apposta dal suo proprietario sulla porta di casa; appena leggibile, in latino, recita pressapoco così: “ Il tempo giudicherà il valore delle generazioni”.

Come dargli torto?

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