Il villaggio di Macurano: affascinante esempio della civiltà rupestre in Salento

La civiltà rupestre costituisce un fenomeno storico di grandissima rilevanza in molti paesi del bacino del Mediterraneo, e riveste notevole importanza in varie regioni dell’Italia meridionale. Nel territorio salentino il sistema della

vita in grotta

conserva testimonianze, significative sotto il profilo della valenza culturale, economica e sociale, nelle incisioni vallive e lungo le dorsali rocciose

delle Serre Salentine.  

Come premessa serve ricordare che il paesaggio fisico del Capo di Leuca vede alternarsi due elementi principali: le dorsali rocciose e le depressioni vallive. Le prime, le “ serre salentine” appunto, sono rilievi di modesta altitudine che si sono formati durante il periodo Cretaceo e attraversano il territorio da NW a SE.

I ripiani, sorta di vallate, seguono l’andamento delle serre: il materiale di cui sono costituiti viene da sempre utilizzato nell’edilizia locale.

Il villaggio rupestre di Macurano

si trova a NE dell’insediamento di Montesardo, che si eleva a 186 m. di quota. Scendendo dalla sommità dell’altura che ospita il centro abitato, già si trovano cavità lungo il pendio, pertanto Macurano si trova nell’ultimo salto morfologico che collega la serra di Alessano con la zona pianeggiante alla base di Montesardo.

Questo territorio, come gran parte del Salento, era ricoperto un tempo da una folta vegetazione spontanea

che nel corso dei secoli ha gradualmente ceduto il passo alla coltivazione di piante per uso alimentare, e tra queste soprattutto l’ulivo. Delle specie arboree autoctone, che in passato ricoprivano tutta la provincia di Lecce, è possibile oggi trovare ancora la quercia spinosa e diverse specie di orchidee spontanee ( Anacamptis Ophris, Orchis e Serapias ).

Tornando al villaggio rupestre, ad oggi l’ insediamento di Macurano

conta 31 cavità o grotte,

ma va anche detto che nello stesso luogo sono sorte nel tempo masserie fortificate e luoghi di culto subdiali.

Interno di una grotta

 Di particolare impatto e fascino è lo spettacolo che si presenta al visitatore: ciò che resta dell’antico villaggio restituisce ancora chiaramente i segni di una società organizzata attorno allo sfruttamento della terra e al lavoro agricolo.

Sulle pareti sono ben visibili i fori per i pali
Il trappeto Macurano

Le grotte sono quasi tutte a pianta ellittica o sub-circolare, 1 sola ha pianta quadrangolare. Gli ingressi sono rettangolari, in alcuni casi brevi scale a gradini portano al piano di calpestio degli ambienti interni, a quota più bassa rispetto all’esterno. Lungo le pareti sono visibili

nicchie

di forma e dimensioni diverse, riconducibili a

porta lucerna o ripostigli. Alcuni fori posti a distanza regolare probabilmente hanno ospitato pali di legno che potevano reggere graticci con funzione di giacigli.

I pochi graffiti raffigurano croci semplici o uncinate.

In loco esistono anche 5 cavità usate come frantoi

frantoi in grotta-

che gli abitanti chiamano

trappèti o trappìti.

Il trappeto più grande, denominato trappeto Macurano, si trova al centro del complesso. Nella roccia sono scavate anche alcune cisterne per l’acqua, con annessi canali di raccolta.

Cisterna per l’acqua

Un luogo siffatto, in cui ferveva intensa l’attività di produzione, aveva bisogno di vie di accesso e di percorrenza: sono infatti ancora visibili alcune

tracce del sistema viario

che collegava il villaggio alla viabilità ordinaria, a sua volta presente all’esterno della piana coltivabile. Nella parte meridionale del villaggio è ben conservato un asse stradale di circa 4 m., mentre porzioni di carraie si trovano nelle adiacenze del trappeto Macurano.

Tracce di carraia

La datazione del villaggio rupestre rimane purtroppo incerta, anche se il ritrovamento

di una moneta bizantina dell’XI sec.

fornisce un punto di riferimento, sicuramente successivo all’epoca del primo utilizzo del sito. Per le caratteristiche qui descritte si può escludere che Macurano fosse un luogo destinato all’eremitaggio monastico: è piuttosto un sito in cui, in epoche diverse,

gli abitanti scelsero di abitare in grotta per svolgere attività produttive utili al loro sostentamento.

Allo stesso modo non è possibile neanche stabilire con certezza se i due centri abitati, di Montesardo e di Macurano, abbiano avuto la ventura di esistere contemporaneamente, dal momento che non esistono prove documentali a riguardo, ma certamente molte sono le suggestioni che si possono ricavare dal loro rispettivo passato.   

Le informazioni e le foto contenute in questo articolo sono tratte dagli Atti del VI Convegno Nazionale di Speleologia in Cavità Artificiali – Napoli, 30 maggio – 2 giugno 2008Mariangela Sammarco1, Mario Parise2, Gian Piero Donno3, Salvatore Inguscio3, Emanuela Rossi3 

1 Laboratorio di Topografia Antica e Fotogrammetria, Dipartimento di Beni Culturali, Università del Salento, via D. Birago 64, 73100 Lecce, tel. 0832 295513; labtaf@ateneo.unisalento..it 2 Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica, Bari 3 Speleofri Il

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