


In senso orario: la Torre di Porto Cesareo, Torre dell’Alto, Torre di Roca Vecchia
Fanno parte del paesaggio salentino, le vediamo a ridosso del mare, il più delle volte a pochi metri dalla spiaggia, altre volte affiorano dall’acqua come misteriose isole di pietra, altre ancora si ergono dall’alto di impraticabili scogliere, con il mare come unica compagnia, quasi a dare le spalle alle genti che pure hanno contribuito a difendere, per secoli.
Sono le torri costiere dell’antico Regno di Napoli, che comprendeva gran parte dell’Italia meridionale.
Posto di fronte alla prepotente avanzata dell’impero ottomano, che con le sue navi attaccava ripetutamente le coste del Regno, agli inizi del XVI secolo l’imperatore Carlo V di Spagna

concepì il grande progetto di realizzare sulle coste del Regno di Napoli un sistema difensivo basato su una serie di
torri di vedetta
ma per vari motivi l’attuazione del progetto si concretizzò solo sotto il regno del suo successore, il figlio Filippo II, al quale toccarono, tra gli altri territori del vasto impero su cui aveva regnato il padre, i Regni di Napoli, Sicilia e Sardegna. Per l’Italia meridionale cominciava il periodo del
vicereame spagnolo
essendo governata infatti da vicerè in rappresentanza della casa reale.
Nel 1563 il Re Filippo II affidò l’impresa di fortificazione delle coste al viceré Pedro Afan de Ribera, che accompagnò la costruzione delle torri con la formazione di una milizia territoriale.

Già nei secoli precedenti le coste del Regno erano state in parte fortificate, soprattutto per iniziativa privata; era successo sotto la dominazione normanna, e poi sveva, angioina, e aragonese, e pertanto alcune torri già esistevano.
Rientravano nel piano anche le province di Taranto e Brindisi, ma in particolare la Terra d’Otranto, protesa nel Mediterraneo, venne ritenuta un importante laboratorio per la sperimentazione di quelle che dovevano essere nuove forme di architettura militare, collocate proprio là dove il territorio più aveva bisogno di difesa e dove invece era sguarnita, anche perché le popolazioni, atterrite dalla minaccia ottomana, tendevano ad allontanarsi dalla costa.
Posto di fronte alla prepotente avanzata dell’impero ottomano, che con le sue navi attaccava ripetutamente le coste del Regno, agli inizi del XVI secolo l’imperatore Carlo V di Spagna concepì il grande progetto di realizzare sulle coste del Regno di Napoli un sistema difensivo basato su una serie di torri di vedetta, ma per vari motivi l’attuazione del progetto si concretizzò solo sotto il regno del suo successore, il figlio Filippo II, al quale toccarono, tra gli altri territori del vasto impero su cui aveva regnato il padre, i Regni di Napoli, Sicilia e Sardegna. Per l’Italia meridionale cominciava il periodo del vicereame spagnolo, essendo governata infatti da vicerè in rappresentanza della casa reale.

Torre Squillace a Nardò
Gli ingegneri incaricati di portare a termine l’opera si impegnarono pertanto a rafforzare le torri già esistenti, e nello stesso tempo stabilirono i luoghi ove costruire altre torri di vedetta, concepite ad una distanza ( tra i 2 e i 5 chilometri) tale da permettere che ognuna fosse visibile dalle due più vicine.
Il risultato ottenuto fu di fatto una linea fortificata senza soluzione di continuità.
Le torri comunicavano tra di loro con segnali di fumo, di giorno, con i fuochi di notte e anche mediante una campana.
Alla fine del XVI secolo il Regno di Napoli arrivò a contare più di 300 torri, nel 1749 erano 379, delle quali più di un terzo in Puglia e 80 nella sola Terra d’Otranto.
Architettura militare
La fortificazione delle coste fu quindi un vero e proprio sistema di difesa militare sul litorale che doveva per questo essere anche in grado di comunicare con i centri abitati e con le altre fortificazioni esistenti sul territorio: per questo motivo nella descrizione delle torri non si può prescindere dalla descrizione dell’identità del territorio cui esse appartenevano.
La struttura delle torri contenute nell’elenco del viceré e che vengono costruite finisce per differenziarsi nettamente da quella delle torri preesistenti.
Nel XVI secolo fa infatti la sua comparsa in ambito bellico la polvere da sparo: ciò comporta un adeguamento, o una trasformazione, rispetto alla torre tradizionale. Non sarà più necessario, per cominciare, che le torri siano molto alte per poter annullare, con il controllo visivo del territorio circostante, il temuto effetto a sorpresa escogitato dal nemico, così le torri furono abbassate tutte più o meno allo stesso livello e ispessite con la realizzazione di muri a scarpa per resistere ai colpi di cannone; furono prima cilindriche, poi poligonali, con uno spigolo rivolto verso il mare.
Feritoie e merlature vennero allargate per poter ospitare le nuove armi, mentre caditoie e guardiole vennero eliminate in quanto considerate elementi che indebolivano la difesa, così come del resto ogni componente in legno, facilmente incendiabile.
Per la fabbrica venne utilizzato il materiale locale, il tufo salentino, insieme al carparo; anche la tecnica utilizzata era sempre la stessa.
Le torri prevedevano l’accesso al primo piano tramite una scala in legno retraibile; in alcuni casi vennero aggiunte scale esterne in pietra, munite però di ponte levatoio, oppure più tardi, cessato lo scopo difensivo, fissate direttamente alla torre. Alcune avevano anche una scala interna che le collegava al piano terra. Contenuta nella muratura poteva esserci anche una cisterna che raccoglieva l’acqua del lastrico: attraverso una botola i torrieri- così si chiamavano coloro che presidiavano la torre- potevano attingere acqua dal piano abitabile.
In provincia di Lecce sono state studiate e catalogate 61 torri, con la redazione di mappe specifiche che tengono conto delle loro principali caratteristiche.
Le torri censite si differenziano in base alla pianta, quadrata, circolare, o ottagonale, ma anche in base all’anno di fondazione: con queste diverse caratteristiche, sono distribuite su entrambe le coste del salento, la jonica e l’adriatica, e ognuna di esse ci racconta una storia diversa.
Torri a pianta quadrata tipiche del Regno
Vengono costruite tra il 1565 e il 1575 e sono le più numerose. Non le troviamo tra Otranto e Leuca, dove invece troviamo diverse torri costruite in precedenza e quindi non comprese nell’elenco predisposto dal viceré.
Torri a pianta quadrata non tipiche del Regno
Si trovano quasi tutte nel territorio di Nardò e hanno una struttura decisamente più imponente delle consorelle. Possiedono una scala interna in spessore di muro e quasi tutte anche anche una scala esterna, di norma posteriore. La loro dimensione è giustificata dall’influenza che il potere ecclesiastico esercitava sul feudo di Nardò e anche dall’intensa attività agricola esercitata nella zona: alcune torri erano infatti collegate con la gestione delle masserie dell’entroterra.
Torri a pianta circolare, grandi e medie ( da 11 a 17 metri di diametro )
Sono meno numerose delle precedenti e si trovano nella parte meridionale della provincia; inoltre la loro costruzione si deve a enti periferici o privati.
Torri a pianta circolare piccole
Sono concentrate sulla costa alta e impervia a sud di Otranto e sono le prime ad essere state costruite per difesa dagli assalti dei turchi: il punto di discrimine è infatti il famoso eccidio di 800 cittadini di Otranto da parte degli ottomani, nel 1480. Hanno forma cilindrica, con un unico ambiente a volta, sufficiente per alloggiare una sola persona di vedetta.
Torri a pianta ottagonale
Ne esiste solo 1, ed è la Torre S.Giovanni Marittimo, a Ugento, attualmente adibita a faro.
Quanto agli anni di costruzione, soltanto 2 furono costruite tra il 1200 e il 1500; 4 tra il 1500 e il 1563, quindi risalgono alla prima intuizione direttiva dell’imperatore Carlo V; ben 42 tra il 1563 e il 1570, quindi sono quelle sorte sotto impulso di Filippo II e del suo viceré; altre 13 fino al 1655.
Delle 49 torri ancora esistenti , 28 hanno una struttura integra e 21 sono poco più che ruderi.
Bibliografia: Andrea Checchi, Torri costiere, La difesa costiera nel Salento dal XVI secolo, Elison Publishing, Tesi di laurea magistrale, Tricarico, 2019.
In senso orario: Torre Lapillo, Porto Cesareo- Torre Uluzzo, Nardò-Torre Sabea, Gallipoli-Torre del Pizzo, Racale-Torre Suda, Racale





In senso orario: Torre Mozza, Ugento-Torre Pali, Salve-Torre del Sasso, Tricase-Torre Miggiano, Santa Cesarea Terme, Torre Capo Lupo, Diso



Torre del Serpe, Otranto e Torre dell’Orso, Melendugno




