
Il castello di Morciano è l’imponente maniero dell’omonima cittadina nel Basso Salento, a una manciata di chilometri dal Capo di Leuca, sul versante jonico. Posto al centro del paese, il castello sorprende per la sua maestosità e per l’ottimo stato di conservazione, essendo tutt’oggi abitato dai suoi ultimi proprietari.
E’ davvero impressionante la diffusione castellare nel Salento meridionale, quindi in tutta la provincia di Lecce.
Dobbiamo risalire alla conquista normanna per trovare l’origine del processo di incastellamento e, quindi, anche dell’ordine feudale delle terre e degli abitati.
Il castello ( castellum ) è una “fortezza”, in genere di non grandi dimensioni, dove risiede il “ dominus”.

Il più delle volte il castello ha all’inizio funzioni difensive e militari ( castrum ), ma gradualmente diventa feudo e, mentre perde la funzione militare, si confonde con
il casale, cioè con un insediamento di case sparse abitate soprattutto da contadini sottomessi al signore.
Con il tempo la terminologia si adegua al cambiamenti in atto e troveremo un unico termine a indicare l’unione tra la casa del dominus e il centro abitato: questo termine è “terra”, vale a dire nucleo abitativo circondato da mura.
Ancora oggi, infatti, i nuclei più antichi dei paesi salentini recano il nome di “terra” o
“ borgo terra”.
E’ soprattutto in età angioina che questo termine avrà la massima diffusione nel Salento meridionale; e poi ancora nel Quattrocento, quando si rinsalderà l’equazione tra feudo e castrum per le ragioni più diverse, tra le quali la paura per le scorrerie turche e non, la lotta tra feudali e il dominio sulle popolazioni sottoposte.
Il castello di Morciano ha origini che si perdono nella notte dei tempi, ricostruibili solo attraverso pochissimi documenti a nostra disposizione, ma proprio questi sono interessanti per gli squarci che aprono su una storia che ha inizio quasi otto secoli fa.
Intanto la prima domanda che ci poniamo è: quando fu costruito il castello?
Partiamo da certi signori de Morciano, dove Morciano è il nome del casale che quindi indica anche i suoi proprietari.
Di un Riccardo de Morciano si parla la prima volta nel 1239.
Nel 1274 il re Carlo I d’Angiò concede il suo assenso al matrimonio tra Tedesco de Cuneo e Guglielma, figlia di certo Riccardo de Morciano. Tedesco è a suo modo una personalità molto in vista nell’amministrazione militare angioina e il re era solito fare regalie e concessioni di feudi ai suoi uomini più fedeli. In questo caso attraverso il matrimonio con una famiglia restia a ossequiare il potere angioino. I de Morciano infatti, se avevano posseduto molti feudi già sotto gli Svevi, erano soprattutto imparentati con una
delle famiglie più antiangioine del Salento: i Sambiasi.
In ogni caso il matrimonio si fa e probabilmente sarà proprio Tedesco a mettere mano per primo al castellum, non sappiamo con certezza se su una struttura già esistente.
Più tardi, il 13 novembre 1297, Gugliema, ormai vedova di Tedesco, dona al nipote Riccardo Sambiasi “la sua parte” di Morciano, con “fortezza”, vassalli, redditi, e la giurisdizione civile, riservandosi però l’usufrutto. Dalla donazione si intuisce che almeno il primo nucleo di quello che diventerà il castello che oggi possiamo ammirare esisteva già agli albori del Trecento.
Nella donazione è chiaro l’intento di riabilitare la famiglia, anche perché per donare un feudo era comunque indispensabile l’assenso del re. La parte di feudo donata comprendeva di certo i casali di
Morciano, Salve, Aquarica, Giuliano e Gagliano,
ma il punto è che esistevano “altre due parti” di Morciano che erano in possesso di altri feudali: evidentemente tra fine Duecento e primo Trecento “le tre parti” di Morciano era derivate da un’unica unità feudale più antica, forse di età normanna, che inglobava almeno i casali sopraddetti.
Ma c’è una seconda domanda: dal momento che le tre parti subiranno nel tempo altre acquisizioni da altri feudali e saranno esse stesse ulteriormente divise al loro interno, quale sarà la sorte del castello?

Arriviamo al 1464 quando
Ruggero Sambiasi,
dopo almeno due secoli di divisione del titolo feudale, unificò il casale di Morciano, ricevendo dal padre Guiduccio la parte che comprendeva il castello: questa è la prova definitiva che il castello era sito per intero nella parte rimasta sempre ai Sambiasi e “forse” ( dobbiamo procedere sempre per congetture ) c’era già dall’antica stagione di Guglielma de Morciano.
A Ruggero Sambiasi si devono lavori di miglioramento della terra feudale, mentre al fratello Bernardo risalgono le prime notizie specifiche sul castello.
In punto di morte egli volle fare testamento e il notaio, accorso al suo capezzale nell’appartamento baronale, prese nota delle sue volontà: chiese di essere seppellito
<< dentro la chesia de lo castello nominata la Candelora>>.
Quindi possiamo dire che la parte medievale del castello era costituita per certo da una sala forse al primo piano, da una camera nell’area dell’appartamento feudale e da una chiesa o cappella.

Il castello di Morciano domina il piccolo borgo, così che sembra che oggi come ieri tutto l’abitato ruoti attorno a questo imponente maniero.
E’ una costruzione con pianta quadrata, con torri cilindriche, ed esibisce davvero una mole superba, con caratteristiche di tecnica costruttiva che rimandano sicuramente all’era federiciana, anche se avrebbe bisogno di qualche lavoro di restauro.
Come abbiamo già avuto modo di dire, la prima costruzione deve essere fatta risalire infatti ad un periodo tra il XII e il XIV secolo. Il castello nasce dunque prima che diventasse usuale l’uso di armi da fuoco o che fosse invalso l’uso di mine per assediare i castelli. Conferma questa ipotesi il fatto che la cortina superstite, con camminamento di ronda, raggiungesse in altezza la metà delle torri. Nei secoli successivi, e in special modo tra il XVI e il XVII, ci furono adattamenti e rifacimenti dovuti soprattutto all’impiego delle armi da fuoco, ma anche alla volontà dei vari feudatari che si succedettero, di cancellare le tracce del passato.
Rimasero tuttavia le merlature di origine angioina, come si evince dal giglio stilizzato, emblema della casa francese dei d’Angiò.

Ma torniamo a seguire le sorti della parte di Morciano contenente il castello, mentre, come raccontato, il feudo comprendeva altre due parti che più volte cambiarono signore nel corso dei secoli, con vere e proprie vendite, o cessioni in cambio di altre terre o casali.
Proprio inseguendo, come segugi, le sorti del castello, siamo arrivati a Guiduccio, primo figlio di Bernardo Sambiase, al quale si deve forse la costruzione delle torri del Castello, nel 1504.
Alla sua morte, il fratello minore di Guiduccio, Riccardo, ricercato per omicidio, fu ritenuto incapace di succedergli e pertanto non potè ereditare il feudo ( Morì nel 1519 ammazzato dai Turchi nella presa di Castro e Ugento)
Nel 1518 la parte di Morciano con il castello andò pertanto prima ai De Nantolio e poi nelle mani di Bernardo Capece del ramo di Lucugnano e Barbarano, i quali deturparono il castello, permettendo ai Padri Carmelitani di addossare chiesa e convento sul lato orientale del fortilizio.
Bernardo Capece nel 1523 vendette questa parte di Morciano ai Castromediano. Costoro nel 1629 acquistarono, sempre dai Capece, anche l’ultima altra parte rimasta di Morciano, unificando per sempre il borgo.

I Castromediano cercarono di ripristinare l’antica funzione difensiva. Il castello viene dunque ulteriormente rimaneggiato per affrontare gli attacchi a sorpresa che avvenivano soprattutto di notte. Furono introdotte feritoie, cannoniere e cascatoie per la piccola artiglieria, ma questo non bastò a rassicurare i cittadini, che in pochi riuscivano a nascondersi tra le mura del castello e a imbracciare le armi.
Così i cittadini più benestanti costruirono case fortificate nello stretto vicolo cieco a ridosso del castello.
Nasce così nel primo Cinquecento il rione Torri di Morciano.
Ogni casa aveva un portone di accesso, un cortiletto con cisterna, magazzino e stalla, una scala scoperta portava al primo piano con alloggio dentro una torre quadrata con feritoie e cascatoie.
In una di queste torri è oggi ospitato un ristorante i cui proprietari offrono la visita negli
ambienti suggestivi dell’antica costruzione.
Quindi il rione era un raggruppamento di fortilizi che, addossati l’uno all’altro, erano in grado di creare intensi incroci di fuochi capaci di tenere lontani gli assalitori. Nell’insieme, mura, castello e rione delle Torri fecero di Morciano un luogo abbastanza al riparo dalle incursioni distruttive dei pirati e dei turchi che, dopo il massacro di Otranto del 1480, continuarono a infestare le coste salentine.
A seguito del declino dell’ultimo dei Castromediano, Sigismondo, il castello fu espropriato nel 1836 dal Tribunale di Lecce e aggiudicato al Cav. Luigi de Laigneau, ufficiale del 1°Reggimento Cacciatori d’Africa, zio del Castromediano, che nel 1848 lo vendette per 2200 ducati al cognato Giuseppe Valentini. Gli eredi ne sono gli attuali proprietari.
Morciano oggi
L’odierna cittadina di Morciano conserva, a perpetua memoria della sua lunga storia, un fascino discreto fatto di vicoletti tranquilli su cui affacciano grandi portoni spalancati su cortili e giardini privati, spesso dedicati all’accoglienza dei tanti turisti, attratti anche dalla vicinanza con la marina di Morciano: la splendida e tranquilla Torre Vado. Il visitatore che passeggi senza una meta precisa per questo borgo scoprirà anche palazzi maestosi che rimandano a famiglie di aristocratici e notabili che qui si circondarono di ricchezza ed eleganza. Accanto a queste risaltano e si fanno ammirare non di meno case basse, splendenti di calce bianca, su cui sempre spiccano il verde e i colori di giardini rigogliosi.
L’ultima delle foto mostra l’interno di quella che doveva, presumibilmente, essere una cappella privata, ora in rovina, spogliata dei suoi arredi, forse in tempi più recenti adattata ad abitazione, come farebbe pensare la finestrella aperta su una parete forse un tempo affrescata e ora invasa dai rovi. La cappella si appoggia ad una costruzione più grande, sulla quale spicca anche la parte retrostante di un camino. Il tutto in un angolo segreto e nascosto di Morciano che quindi si apre sulla campagna.



























