Il palazzo ducale di Alessano

Veduta di Alessano nel XVI secolo

Nel 1463 era feudatario di Alessano ( e di Specchia ) il conte Raimondo del Balzo. Alessano versava in gravi condizioni a causa del violento terremoto che nel 1456 aveva battuto l’intero Meridione e aveva distrutto parte del torrione e del castello della stessa città . 

Nel 1491 Giovanfrancesco, figlio di Raimondo, ereditava il Dominio paterno che gli veniva nuovamente confermato, nel 1498, da Federico d’Aragona; la famiglia era allora una delle più in vista del Salento poiché strettamente imparentata con Isabella (moglie di Federico d’Aragona, divenuta poi Regina).

 Evidentemente alla Casata necessitava ora una residenza più confacente al suo rango, d’altra parte in quegli anni  si attuava ad Alessano una profonda trasformazione dell’insediamento e delle sue gerarchie urbane. 

La facciata del palazzo su piazza Castello

Il centro, situato in posizione elevata rispetto alla zona circostante, era caratterizzato per una parte da un tessuto urbano con strade strette e contorte, originate dall’antico insediamento difensivo, mentre il complesso comitale ( del conte ) occupava tutta la parte della vecchia rocca, dove sorgeva ancora un vecchio fortilizio bizantino, cui si addossavano diverse abitazioni. 

La trasformazione voluta da Giovanfrancesco fu quindi radicale, specie in riferimento al nucleo palaziale: si volle dotare la residenza baronale di una facciata uniforme, protesa sul nuovo slargo urbano, con un ampio basamento (la cui unitarietà è poi stata stravolta nei secoli successivi dall’apertura di numerosi accessi) e con una prima fila di finestre intermedie, caratterizzate da una chiusura ad arco a tutto sesto impostato su pilastrini Tuscanici. 

Al di sopra, si apre il piano nobile, che si mostra in facciata con una serie di finestre monumentali trabeate ( cioè caratterizzate da architrave, fregio e cornice ); al centro dei fregi di alcune compare lo stemma dei del Balzo (il sole stellato a sedici raggi) con le iniziali a sinistra e a destra dello stemma di «M» (Margherita, la moglie ) e «F» (Francesco Gian), rendendo così inequivocabile la committenza del complesso. 

Immagine suggestiva della parte più antica del palazzo

Anche dal punto di vista urbanistico, il centro veniva interessato, durante la Signoria dei Del Balzo, da importanti trasformazioni, e cinto di mura bastionate con torrioni tondi, ancora visibili nella veduta seicentesca ( v. sopra ) di Giovan Battista Pacichelli oltre che nelle attuali permanenze della maglia urbana.

Il borgo antico, a Ovest, vedeva rettificate alcune delle sue strade principali (e lì si insediava anche la piccola porzione del quartiere della Giudecca).

Nel 1530 i nuovi feudatari saranno i marchesi Gonzaga di Mantova, attraverso il matrimonio tra  Isabella De Capua ( che ha  ereditato la contea dalla madre Antonicca del Balzo)  e Ferrante Gonzaga, comandante dell’esercito di Carlo V. 

Toccherà dunque ai Gonzaga ampliare e strutturare definitivamente il complesso marchionale fino al 1585, con l’aggiunta del “Rivellino” bugnato ( una torre di difesa indipendente dal resto delle fortificazioni esistenti ), ribadendo come Alessano fosse «la più grande Signoria del Salento meridionale»: contava  oltre 200 fuochi ( nuclei familiari ) nel 1580, nonostante le ricorrenti epidemie di peste . 

Ricordiamo anche che tra la fine del Quattrocento e i primi decenni del Cinquecento si formava nel centro della Leucade anche un importante circolo culturale che vedeva la presenza di umanisti e letterati.

Le antiche mura illuminate

Nei secoli successivi il palazzo subì numerosi interventi, specialmente nei locali posti a pianterreno, che furono frazionati e venduti, come è infatti possibile verificare oggi; conserva la sua primitiva struttura, invece, nella parte centrale del piano nobile e negli ampi e comodi scaloni ad esso accedenti, oltre che negli ampi terrazzi e nei giardini che ornano l’edificio oltre le mura.

Il giardino interno

L’originaria facciata rinascimentale non è purtroppo più visibile dall’esterno, in seguito ai lavori fatti eseguire nell’ultimo decennio del Settecento dal feudatario del tempo Nicolò Ayerbo d’Aragona, come lascia intendere una scritta incisa su una finestra: (Domus odit amat punit conservat honorabat nequitiam pacem crimina iura probos. A.D. 1794) La casa (Ayerbo d’Aragona) non sopporta la malvagità, ama la pace, punisce i reati, mantiene in vigore le leggi, onora gli onesti. Nell’anno del Signore 1794.

Nei primi anni del Novecento, il palazzo fu comprato da Carlo Sangiovanni, i cui eredi ne sono ancora i proprietari e lo hanno trasformato in resort di lusso, come si evince dalle fotografie degli interni arredati per l’accoglienza a cinque stelle di ospiti nazionali e internazionali.

Il fascino degli interni

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