
A Galatina, grosso centro della provincia di Lecce, da cui dista circa 30 chilometri, si trova una Basilica del tutto particolare e degna di nota.
In piazzetta Orsini, nel borgo antico della cittadina, troviamo il complesso di Santa Caterina di Alessandria, costituito da una basilica affrescata del XIV secolo, poi ampliata nel XV, dall’attiguo complesso monastico francescano, e da un antico ospedale, famoso nel Medioevo, oggi inglobato nelle strutture limitrofe.
Il complesso, il cui valore artistico è stato a lungo trascurato, è tornato da qualche anno all’attenzione degli Studiosi nazionali e internazionali. Tra gli altri, se ne sono interessati Vittorio Sgarbi e Philippe Daverio.
Nel maggio del 2014 Vittorio Sgarbi è stato chiamato a Galatina a tenere una “lectio magistralis” all’interno della Basilica sull’importanza degli affreschi nell’ambito della pittura tardo gotica italiana .<<Gli affreschi”, ha spiegato Sgarbi “sono il frutto dell’incontro di tante anime, di tanti maestri giotteschi a cui nessuno è riuscito a dare un nome certo. Padani, napoletani, ma soprattutto toscani che hanno lasciato i loro diversi segni a Galatina tra la fine del ‘300 e del ‘400>>.
Anche Philippe Daverio ha sottolineato l’importanza artistica dei cicli degli affreschi cateriniani nel panorama dell’arte tardo gotica italiana. Nelle pitture presenti nella Basilica, secondo Daverio «c’è una delle articolazioni pittoriche del ’300 e ’400 più ricche d’Europa». Si tratta, per il Critico, di uno dei «luoghi più straordinari e meno conosciuti dell’Italia>>.
Detto questo, posso anticipare che la caratteristica più evidente che fa di questa Basilica un posto davvero speciale è il suo essere il risultato di molteplici intrecci: artistici, culturali, religiosi, linguistici.
Per capire fino in fondo la genesi e la storia della basilica bisogna perciò almeno accennare al contesto storico, politico, economico e culturale nel quale maturò la sua committenza, voluta e diretta da una delle più potenti famiglie del Regno di Napoli, i Del Balzo Orsini.
Una prima chiara indicazione ci viene dalla collocazione geografica di Galatina, posta in un’area da sempre strategica, al centro di importanti vie di comunicazione che dal Nord Europa, attraverso l’antica via Appia-Traiana, giungevano ai porti pugliesi e, in Terra d’Otranto (come si chiamava allora il Salento), proprio dal porto otrantino, si connettevano all’Oriente. Le stesse grandi “Vie del pellegrinaggio”, che dal Nord Europa portavano i pellegrini fino ad Otranto per imbarcarsi verso la Terrasanta, facevano di quel territorio del Salento meridionale un luogo strategico di passaggio obbligato di genti diverse.

Alla fine del Trecento in Terra d’Otranto imponeva il suo potere una delle più prestigiose famiglie del Regno di Napoli, quella dei Del Balzo Orsini, dapprima Conti di Soleto e Signori di Galatina e poi Conti di Lecce e Principi di Taranto. I Del Balzo Orsini furono dunque tra Trecento e Quattrocento, protagonisti della grande politica meridionale, ma vantavano anche salde relazioni europee, specie con la Francia ( ricordiamo che i Del Balzo- de Baux -erano originari della Provenza).
La cultura francofila si coniugò così alla più consolidata Grecità bizantina dell’antica Terra d’Otranto: infatti ancora nella metà del Quattrocento nella Contea di Soleto, dove si trovava Galatina, la lingua più diffusa era il greco bizantino detto ‘grico’, proprio a causa dell’arrivo continuo, dalla fine del Duecento, di migranti dall’altra sponda adriatica.

Se il Salento era dunque divenuto, a partire dal periodo normanno-svevo, importante snodo economico-politico, luogo inevitabilmente vocato alla contaminazione tra mondi e lingue diverse, fu forse proprio per questo che i Del Balzo Orsini scelsero Galatina per farvi erigere l’edificio di culto che avrebbe dato lustro alla loro casata, giovandosi dunque sia della peculiare collocazione geografica che del particolare humus culturale che caratterizzava il luogo.
Pare che il primo nucleo del Tempio (probabilmente solo le prime due campate, forse negli anni Sessanta del Trecento ) si debba a Raimondo Del Balzo /zio (Conte di Soleto e Signore di Galatina dal 1319 circa, al 1375, anno della sua morte); il complesso verrà poi ampliato e portato a termine da suo nipote Raimondello Orsini Del Balzo (vissuto fino al 1406) subentrato alla Signoria di Galatina.
Raimondello, il quale da giovane era stato al servizio della Corte pontifica di Avignone, pare che fosse uno dei maggiori esponenti della mentalità cavalleresca, ma soprattutto viaggiò molto, fu anche in Prussia e in Terra Santa: aveva quindi una spiccata apertura europea e medio-orientale e questa sicuramente influenzò la scelta degli artisti che avrebbero realizzato e affrescato la Basilica.
Del resto Raimondello, secondo la Tradizione, era stato anche sul Monte Sinai, dove si era fermato nel convento di Santa Caterina d’Alessandria e lì sarebbe riuscito a trafugare una reliquia della Santa, un dito, poi trasportata a Galatina.
LA DESCRIZIONE DEGLI INTERNI
Possiamo definire la Basilica di Santa Caterina di Galatina come un ‘Tempio santuariale’, ma anche “Templum Ursinorum” visto che i potenti Del Balzo Orsini l’avevano eletto come proprio centro di devozione e sepoltura familiare, come usava in tutte le Signorie e i Baronati rinascimentali.
Per prima cosa evidenziamo la particolarità dell’impianto planimetrico: esso è costituito da un’aula unica suddivisa in tre campate con coro finale e tribuna ( vale a dire uno spazio centrico, costruito nella metà del Quattrocento dal nuovo principe, Giovannantonio Del Balzo Orsini figlio di Raimondello) destinata a ospitare i cenotafi sepolcrali della famiglia.
Sulle due fiancate dell’aula centrale si distribuiscono dei corridoi, erroneamente detti ‘navatelle’ molto più strette di quella centrale, serviti, in origine, da due accessi opposti, uno sulla facciata e uno sul fondo. Lungo quelle navate/corridoi si aprono dei varchi che collegavano questi ambienti a sinistra con le strutture del Convento e a destra con una cappella e probabilmente con l’ospedale.
Questa planimetria potrebbe essere stata pensata proprio per i riti santuariali, per consentire cioè – come nelle ‘chiese del pellegrinaggio’, che i devoti potessero svolgere il loro cammino devozionale all’interno della Basilica, ma anche che all’interno potessero transitare i Tarantati fino a giungere all’Aula dove si svolgeva il rito liberatorio.
La Basilica è dotata di una sorprendente cupola ad ombrello con vele quasi a tutto sesto che, nella sua unicità, rivela un possibile rapporto tra Galatina e Mantova (attraverso la figura del pittore Bellanti), ma anche tra Galatina e la Toscana, oltre a quello Galatina/Napoli e Galatina/Veneto: insomma appare chiaro che il Salentonel Quattrocento, anche dal punto di vista architettonico, non fosse affatto isolato rispetto alle grandi Signorie settentrionali.
D’altra parte nella Basilica, esempio mirabile del romanico e del gotico pugliese, permangono anche tracce più antiche, forse bizantine, come dimostra la cappella posta sulla fiancata destra, dove troviamo un abside affrescato e le scritte a caratteri greci sull’architrave del portale di sinistra posto sulla facciata principale.
Dunque l’impianto della Basilica si suddivide in almeno quattro fasi, nello spazio temporale di circa un secolo. Quindi, nell’ordine, distinguiamo:
Una prima fase stilistica iniziata con Raimondo Orsini alla fine del XIV secolo e terminata con il nipote Raimondello; una fase ‘intermedia’, iniziata negli anni Venti del Quattrocento e durata fino agli anni Quaranta;
quindi la fase ‘dell’Umanesimo gentile’ dovuta alla regina Maria d’Enghien, che, dopo il ritorno da Napoli, volle, insieme a suo figlio Giovannantonio, innovare l’intero aspetto architettonico: vennero inserite vistose divise araldiche, per richiamare le potenti famiglie tra loro legate da vincoli di parentela, gli Orsini-Del Balzo, i d’Enghien-Brienne, la casata di Anna Colonna, moglie di Giovannantonio; venne aggiunta la nuova Tribuna che presenta nella decorazione interna affreschi che sembrano ispirati da Melozzo da Forlì o da Mantegna; infine vengono inseriti alcuni altari votivi a partire degli anni Novanta del XV secolo e poi fino al Settecento, nelle cosiddette ‘navate laterali’.
Ma ciò che nella Basilica colpisce e rimane impresso vivamente nella memoria del visitatore sono soprattutto le preziose pitture tardo gotiche presenti sulle cortine murarie interne, realizzate in varie fasi tra la fine del Trecento e la metà del Quattrocento. Sconosciute ai più (non solo turisti, ma anche a molti Studiosi) queste pitture sono di grande importanza artistica e culturale perché dal punto di vista iconografico e stilistico sono state da sempre associate a quelle, famosissime, della Basilica di Assisi, almeno per l’estensione e l’importanza delle pitture in essa presenti, quasi si trattasse di una ‘seconda Assisi’ dovuta a influssi tardo giotteschi pervenuti nel Salento attraverso Napoli o direttamente dall’Umbria.

E così come gli affreschi di San Francesco d’Assisi vengono usualmente ritenuti l’adattamento al volgare del linguaggio stilistico bizantino, anche le pitture presenti in Santa Caterina sembrano distaccarsi dal precedente contesto pittorico bizantino adoperando di proposito un linguaggio con ‘commistioni europee’ che guarda esplicitamente all’Oriente e al Mediterraneo.
Una Basilica, dunque, quella di Galatina, che deve essere vista e ammirata per essersi proposta, nel suo tempo, come simbolo e insieme come messaggio di apertura verso nuove terre da ‘latinizzare’.
D’altra parte è innegabile che il linguaggio pittorico messo a punto a Santa Caterina sia scaturito anche da Maestranze locali adeguatamente aggiornate e proprio per questo ha poi potuto diffondersi in tutto il Salento. Il cantiere pittorico cateriniano ha insomma ispirato nuove elaborazioni che vennero poi diffuse in tutta la Terra d’ Otranto e oltre.

Bibliografia, Virgilio C. Galati e Ferruccio Canali, Università di Firenze
( Il complesso di Santa Caterina a Galatina, sito UNESCO? Un importante cantiere tra Tardo Gotico e “Umanesimo gentile”).