Io sono innamorata di questa terra, qui faccio scoperte continue, che mi entusiasmano e che mi piace condividere.
Credo anzi che questa estrema propaggine della Puglia e dello stivale un pò se lo meriti, essendo stata condannata per lunghi secoli all’oblio più completo, tanto che gli stessi viaggiatori, che dal nord della penisola si avventuravano nel grande e potente Regno di Napoli, raramente si spingevano oltre la Campania, nel medioevo denominata Terra di Lavoro.
Le foto che allego oggi le ho scattate a fine settembre, quando ho potuto visitare uno dei tanti frantoi oleari, tipici del Salento e del Meridione in generale, ipogei, cioè scavati nella roccia diversi metri sotto terra. I “trappeti” sono luoghi di fascino assoluto, misteriosi e impregnati della fatica e del sudore di coloro che ci hanno lavorato per estrarre dalle olive il pregiato oro giallo, quel liquido prezioso che poi, caricato nelle stive delle navi, da Otranto prendeva il largo verso l’alto Adriatico, verso le coste dalmate e quindi verso l’Oriente.
Le foto mostrano il frantoio, detto “ Le Trappite” ( XVII sec. ), di Salve, appena fuori dalla cittadina, direzione mare. Si vede chiaramente la vastità dell’ambiente, la dislocazione centrale della grande pietra su cui venivano macinate le olive, i pozzi di scolo delle acque, gli accessi serviti da scale.
Suggestiva appare la ricca vegetazione favorita dall’ombra e dall’umidità: qui prosperano le edere e la capelvenere.
Altre foto illustrano il territorio circostante, con la bellezza serena di campi e prati verdeggianti e con alcune abitazioni caratteristiche del borgo antico di Salve.















Infine, il cortile di una delle case antiche più belle di Salve















