Il castello di Tutino è risorto a nuova vita da un paio d’anni. Parzialmente ristrutturato dopo l’abbandono e il degrado, oggi sfoggia una nuova livrea sotto le luci che, sulla grande piazza prospiciente l’imponente facciata, ne esaltano l’antica bellezza e magnificenza.


Attraversato il grande portale d’ingresso, spazi accoglienti attirano il visitatore e gli offrono occasioni di ristoro insieme a proposte artistiche e culturali. Basti pensare al grande spazio all’aperto entro le mura che circondano il palazzo, là dove un tempo sorgeva un giardino che immaginiamo rigoglioso e che questa estate è risuonato della coinvolgente musica della pizzica, regalandomi momenti di intensa emozione.





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Ma chi oggi si sofferma a contemplare le mura, ciò che resta del fossato medievale, le torri e tutto il resto non può fare a meno di domandarsi quale sia la vera storia di quell’imponente costruzione che continua a sfidare il tempo e a parlarci dell’inarrestabile cammino dell’umanità.

Il nome del borgo
Tutino è un piccolo rione posto a nord-ovest di Tricase, grosso centro del Capo di Leuca. Tricase ha la particolarità di essere costituita da più centri abitati, rioni o frazioni, ognuno con un castello, tanto che la cittadina gode anche dell’appellativo di ” terra dei cinque castelli”.Oltre al castello o palazzo baronale di Tutino, si contano: il palazzo dei principi Gallone nel centro di Tricase; il castello dei conti del Balzo a Caprarica del capo, a sud; il castello o palazzo baronale dei Winspeare, nella frazione di Depressa, a nord; il castello o palazzo baronale degli Alfarano-Capece nella frazione di Lucugnano, a ovest.
Il nome di Tutino deriverebbe dal latino Toti in unum, tutti per uno, e il topos potrebbe essere stato abitato già in epoca romana.
Le origini medievali: il castello come riparo per la popolazione inerme
Nel 1275 Carlo d’Angiò, re di Napoli, assegnò a Guglielmo Pisanello, di famiglia normanna, i feudi già appartenuti al padre Boemondo Pisanello. Tra questi se ne trovava anche uno di nome Totino. Nel 1377 ne era titolare Bernardo Theodini. Altre fonti precisano che sotto la dominazione angioina, quindi dal 1246 al 1435 circa, Tutino fece parte della contea di Alessano che fino al 1463 fu governata dalla potente famiglia del Balzo.
Poiché è datato al 1444 il primo documento che contiene un esplicito riferimento al castello di Tutino, si è autorizzati a pensare che a quella data, dunque, il castello esisteva già e probabilmente era stato edificato proprio in quegli anni, forse ad opera della stessa famiglia del Balzo, proprietaria di molti altri feudi in quelle contrade.
Qual’ era, a quel tempo, l’aspetto del castello?
Gli studi effettuati in loco hanno portato a concludere che in origine il castello era costituito da un recinto quadrangolare, di forma irregolare ( analisi del suolo condotte da georadar ),forse a causa di un doppio banco di roccia sottostante, su cui vennero innalzate le mura, e scandito da nove torri. Un fossato correva tutto attorno al recinto.Queste caratteristiche inseriscono a pieno titolo il castello di Tutino nella tipologia a recinto, diffusasi nella parte meridionale della penisola salentina tra il XII e il XV secolo e avente soprattutto la funzione di difesa della popolazione dalle frequenti incursioni turche e non quindi una funzione militare.

Lo stesso C. De Giorgi, grande conoscitore e narratore della provincia di Lecce, scrive che” Nel XVI secolo nove torri quadre coronate di merli difendevano la terra di Tutino”. Le torri superstiti oggi sono solo cinque.



Dal castello al palazzo baronale
Alla metà del Cinquecento la contea di Alessano venne elevata a marchesato e il primo marchese di Specchia e Alessano fu Andrea Gonzaga, al quale si attribuisce l’alienazione di alcuni dei feudi posseduti. Pare che allora, da quanto scrive l’Arditi, il feudo di Tutino sarebbe stato donato da Andrea Gonzaga a Luigi Trani, originario della cittadina nel barese da cui avrebbe tratto il nome, mentre il suo vero cognome era Gaza.
Questa notizia sarebbe però smentita dal ritrovamento, recentissimo, di un documento notarile che attesta invece che Luigi Trani non ricevette in dono bensì acquistò il casale di Tutino nel 1582. La data è peraltro confermata perché incisa sul muro di un vano al primo piano del palazzo, leggibile anche se nascosta in parte dietro lo stipite di una finestra, realizzata in epoca più tarda lungo la facciata nord-occidentale del castello, per cui si leggono solo le prime tre cifre, che comunque rimandano certamente al decennio come epoca di realizzazione del palazzo baronale.
Fu dunque Luigi Trani, il nuovo proprietario, a far costruire il palazzo lungo il lato nord-occidentale del recinto fortificato. Nella prima fase il palazzo doveva avere una forma ad L(come si evince dall’illustrazione ).
L’iscrizione sulla facciata del palazzo baronale

Delle intenzioni del proprietario ci parla la lunga iscrizione tuttora leggibile sulla facciata del palazzo, sopra il grande portone di fattura catalana-durazzesca, e sopra lo stemma araldico della famiglia: un drago alato e rivoltato, mirante una stella di sei raggi e sostenente una testa di toro.


ALOISIUS TRANE PRIMAE PATRIAE NOMEN GAZA VERO COGNOMEN INTER PRIMOS FORTUNAE NATOS FAVENTE MINERVA AD PRISTINAM NOBILITATEM EJUS FAMILIAM REDUXIT IMISQUE AN INFIMIS FUNDAMENTIS EREXIT POSTERISQUE SUIS VINCULAVIT
Luigi Trane, dal nome della sua prima patria, in verità di cognome Gaza, tra i primi nati della fortuna, col favore di Minerva riportò all’antica nobiltà la sua famiglia e lo eresse sin dalle più profonde fondamenta e lo vincolò ai suoi discendenti.)
Al palazzo edificato a fine Cinquecento dai Trani vennero nel tempo aggiunti altri corpi di fabbrica, da diversi discendenti della famiglia. Già nei primi del Seicento aggiunte vennero costruite sia a levante che a ponente del palazzo, così come venne realizzata la loggia tuttora esistente.

Da palazzo a masseria
“ Tutino è il più importante tra i comunelli di Tricase. Lo si raggiunge attraverso una strada stretta e tortuosa, che fiancheggiava la chiesa parrocchiale, dedicata alla Madonna delle Grazie, con l’emiciclo del calvario, dipinto nel 1862…Solo all’uscita del Paese troviamo il castello che appartiene a Donna Luigia Gallone, figlia di Gianbattista, principe di Tricase, e moglie del marchese Augusto Imperiali dei principi di Francavilla Fontana. Il palazzo è costruito in carparo giallastro…il cortile in parte è stato cangiato in orto, in parte a stalla da buoi. Un contadino abita il pianterreno, e il piano superiore è stato convertito in magazzino; le galline e i maiali vi sguazzano come in una reggia“. ( Cosimo De Giorgi )


A fine ‘800, quando il De Giorgi descrive con sgomento lo stato di incuria e degrado in cui versava l’edificio, il castello aveva già perso l’antico aspetto ed era diventato una masseria. Il cortile ospitava un orto e una stalla di buoi, mentre il piano superiore era diventato un magazzino, al pianterreno abitava un contadino. Di fatto il declino del castello era cominciato già nel 1653, quando Francesco Trani vendette il feudo di Tutino a Stefano Gallone, principe di Tricase. Sotto i Gallone il castello viene trasformato in masseria, essendo dato in affitto insieme al giardino, ai locali al piano terra e ad altri beni ricadenti nel feudo di Tutino. Rimaneva nella disponibilità del proprietario solo una piccola porzione del palazzo, consistente in alcune stanze superiori e nella cappella di famiglia.
Da masseria a tabacchificio
Nel Novecento il castello fu acquistato dalla famiglia Caputo e adibito interamente a opificio per la lavorazione del tabacco, sino agli anni Sessanta, quando fu del tutto abbandonato. Il resto è storia recente.
Sono entrata per la prima volta nell’androne del palazzo circa cinque anni fa: dappertutto masserizie e vecchi elettrodomestici abbandonati; seduto in mezzo a loro un giovane sembrava custodire tutto quel disordine, che pure continuava a convivere con le mura possenti, le iscrizioni latine sulla facciata, le torri superstiti, quindi con un tesoro inestimabile di storia e cultura.
La rinascita
Oggi il visitatore che si rechi al castello di Tutino può entrare in contatto con l’anima di un complesso architettonico che non nasconde più le tracce del suo nobile passato: con le sue alterne vicende, la storia del castello di Tutino dimostra, come troviamo scritto nella principale fonte di questo articolo*, “ il rapporto inscindibile tra il castello di Tutino e il suo territorio di appartenenza, che ne ha influenzato tanto l’origine, quanto condizionato l’evoluzione nel tempo. Esso è espressione della cultura del luogo, di cui racconta la storia attraverso il linguaggio architettonico e artistico”.
Fonti:
*Il castello di Tutino (Le): una lettura storico-architettonica per la conoscenza del patrimonio pugliese, Alessandra Ponzetta , Sapienza Università di Roma, 2020
Armerista e Notiziario delle famiglie nobili, notabili e feudatarie di Terra d’Otranto estinte e viventi con tavole genealogiche, A. Foscarini ( 1858-1936 )
La provincia di Lecce, Bozzetti di viaggio, Cosimo De Giorgi, membro della R. Commissione di Archeologia della provincia di Lecce, 1882
Cav. Giacomo Arditi, Presicce ( +1815+1891 ), regio ispettore di antichità, socio di più accademie letterarie: La corografia fisica e storica della provincia di Terra d’Otranto, pubblicato tra il 1879 e il 1885.
Regione Puglia, Ass. Pubblica istruzione, CRSEC Tricase, Feudatari, castelli, torri e masserie fortificate nel capo di Leuca ( se. XII-XVI ), Cavallera Hervé
Il drago araldico: dai bestiari medievali alle armi delle casate Trane e Protonobilissimo, Fondazioneterradotranto.it, Marcello Semeraro