
Si arriva a San Gregorio e, ancora una volta, si ha l’impressione di essere arrivati alla fine del mondo conosciuto, insomma un’altra land’s end del Salento nascosto, come la vicina Leuca.
L’impressione è accentuata dal percepire immediatamente il luogo come cristallizzato nel tempo, memore di un passato e di una storia molto antica.
Naturalmente non è solo una percezione: il luogo è ben descritto in un totem dell’amministrazione comunale di Patù, e il viaggiatore è subito avvisato di trovarsi in un luogo speciale. Ma non è solo questo.
Sarà la particolare insenatura, la costa rocciosa e nello stesso tempo ricoperta di vegetazione che le fa da contorno, saranno quei massi che quasi si tuffano in mare ma, insomma, il primo impulso che senti quando sei qui è di sederti per terra e rimanere in silenzio, in ascolto dello spirito del luogo.
Il genius loci della città messapica di Vereto è ancora qui. E ci parla. Lo fa soprattutto in autunno, quando i turisti hanno portato via i loro asciugamani e la spiaggia è tornata vuota, lo fa all’inizio della primavera quando il sole comincia ad allungare i suoi raggi sulle acque placide e trasparenti della baia e il vociare della stagione estiva è ancora lontano.