
Koimesis o Dormizione di Marina
Il 16 e il 17 luglio il piccolo borgo di Ruggiano, tranquilla frazione di Salve, torna ad animarsi per i festeggiamenti annuali di Santa Marina, oggetto di intensa devozione in tutto il Capo di Leuca. Fulcro della festa è l’antico, affascinante santuario alle porte del centro abitato, nei pressi del tracciato della via Francigena, che conserva gelosamente un dipinto del secondo quarto del XV secolo raffigurante la santa con diadema d’argento e la mano destra nell’atto di brandire un martello.
L’immagine qui riportata rappresenta la dormizione, vale a dire la morte, di Santa Marina (o Maria) (Vat. gr. 1613, p. 394), che visse in monastero, fingendosi uomo, con il nome di Marino. La santa è qui rappresentata giacente su un graticcio. Al suo capo un anziano monaco con barba alza le mani in gesto di meraviglia, un altro si trova dietro il cadavere, tiene un bastone in mano e ha un’espressione accigliata. Da destra avanza la donna che aveva accusato Marino di aver abusato di lei per giustificare la sua gravidanza: la calunniatrice è rappresentata come una menade con i capelli biondi sollevati in aria. La scena si svolge all’aperto.
Le tradizioni (greca, latina, maronita ecc.) che si interessarono al culto di Marina ipotizzano la sua vita in luoghi differenti, difficile è anche stabilire la cronologia della sua esistenza, collocata da taluni nel V secolo.
L’immagine e la relativa descrizione sono tratte dal cosiddetto Menologio di Basilio II (Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. gr. 1613), codice greco databile tra 979 e 1020 circa, ma più probabilmente dei primi decenni dell’XI secolo.
Il Menologio è un Sinassario ( termine che nella liturgia greca indica un libro che contiene in riassunto le vite dei santi ) riccamente miniato prodotto nello scriptorium delle Blacherne a Costantinopoli per l’imperatore Basilio II (976-1025)6. Il repertorio figurativo si deve a un’équipe di otto pittori e tra le immagini ispirate all’Antico e al Nuovo Testamento, ma anche a eventi storici, frequenti appaiono le scene di martirio, accompagnate da figure iconiche di santi e da pii personaggi rappresentati sul letto di morte.
Il manoscritto conserva solo i primi sei mesi del calendario liturgico bizantino, da settembre a febbraio, la seconda parte è perduta oppure non fu mai realizzata. Le miniature che corredano il testo sono ben quattrocentotrenta e solo sette hanno come soggetto principale la Koimesis ( o dormizione *) del monaco o della monaca.
*Dormizione era il termine con il quale tra i primi cristiani veniva indicata la morte del santo.
Bibliografia: “La morte del monaco nelle più antiche fonti figurative bizantine: dalle origini al secolo XI”
di Simona Moretti, Università IULM, Milano, 2017