Patù e la memoria

Torno a Patù in occasione della Notte Bianca, la sera del 22 agosto scorso.

Il piccolo borgo è in festa, illuminato a dovere nelle sue suggestive stradine e con un’offerta straordinaria di artigianato e di prelibatezze culinarie, tutto all’insegna dell’anima più vera e profonda di questo lembo di terra salentina protesa nel mare, anzi tra due mari.

Ed è passeggiando piacevolmente che facciamo la scoperta più interessante della serata ( oltre alle squisite pittule ): il Comune ha finalmente recuperato e restituito alla fruizione collettiva il monumento più antico della lunga storia di Patù, il castello medievale.

Del castello di Patù, risalente alla prima metà del XV secolo, rimaneva fuori terra ormai solo una torre smozzicata, sgretolata nella sua antica maestosità e invasa dalle erbacce. Inutile guardarsi attorno e cercare di capire di quale edificio facesse parte, quali fossero insomma le parti mancanti, quale forma potesse avere il fantasma che pure aleggiava intorno al rudere, ma che non era leggibile nemmeno ad occhi innamorati delle antiche pietre e delle antiche storie che in esse si celano nascoste.

Grande meraviglia, quindi, e vero apprezzamento, per l’opera di recupero e valorizzazione delle tracce esistenti di quello che fu, al pari di tanti altri castelli del Salento, un castrum caratterizzato da quattro torri angolari e da un grande recinto circondato da mura, all’interno del quale la popolazione trovava rifugio durante del incursioni saracene provenienti dal mare, dai vicini approdi di San Gregorio e di Felloniche.

L’unica torre superstite è stata ristrutturata ed è visibile per come probabilmente appariva; dalla torre prende avvio una sezione delle mura di cinta del castrum, nonché dei camminamenti all’interno di esse, il tutto illuminato da luci che creano un’atmosfera molto suggestiva.

Da notare che tutta la zona recuperata dialoga in maniera molto armonica con le case limitrofe alla zona che è stata oggetto di scavo e recupero: tra la Patù odierna e le tracce di epoca medievale non c’è separazione, ma continuità. Il passato è presente e il presente nasce in quel passato.

UN TOTEM ILLUSTRA IL LAVORO FATTO NELL’AREA OGGETTO DELL’INTERVENTO

L’area ospita, inoltre, un plastico ricostruttivo della fortificazione, allo scopo di garantire lapiena fruibilità del bene anche a coloro che non possono farlo attraverso la vista: la ricostruzione in scala è infatti in grado di soddisfare la trasmissione di conoscenze attraverso il tatto e l’udito.

Nella zona è stato creato anche il Giardino dei frutti antichi, dotato di tabelle e foto esplicative.

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