
Si chiama “ Quaremma “ o “ Caremma “ e se siete nel Capo di Leuca nel periodo che segue il Carnevale e precede la Pasqua, quindi nei giorni della Quaresima, vi capiterà sicuramente di imbattervi in queste bambole sedute accanto alle soglie e ai portoni delle abitazioni.Il nome loro attribuito pare risalga alla dominazione francese del regno di Napoli e si riferisce appunto alla Quaresima.
E’ vero, ricordano un pò la Befana, e come l’illustre vecchietta fanno molta simpatia, così mi fermo e le immortalo nel mio cellulare: appaiono comprese del loro compito e non si può negare che sprigionino una certa serenità. A cavallo tra secolari simboli religiosi e pagani, si vuole che la signora sia addolorata per la morte del marito, il Carnevale appunto, e per di più deve arrangiarsi da sola. Così tiene nella mano destra un fuso e un filo di lana o un gomitolo, strumenti per tessere che rappresentano sia la laboriosità delle donne che lo scorrere del tempo, e in questo richiamano il mito delle Tre Parche.
Nella mano sinistra, invece, è presente quasi sempre un’arancia amara, richiamo alla Quaresima, un periodo fatto di penitenza. Nel frutto – talvolta sostituito da un melograno – sono conficcate sette piume d’uccello o di gallina, tante quante le settimane che precedono la Pasqua:ogni settimana ne verrà rimossa una.
Alla fine del periodo di Quaresima, la tradizione vuole che il fantoccio sia bruciato in vista della festività pasquale.