Intrecci-Intertwuinings : una mostra collettiva di arte e design nel Capo di Leuca

Una mostra a Salve, anzi una scoperta.

L’antico convento dei Cappuccini, a Salve, chiuso ormai da tanti anni, ospita “Intrecci•Intertwinings, mostra collettiva di arte e design promossa dal Comune di Salve, con il sostegno del Consiglio Regionale della Puglia, co-curata da Valentina Rito con Giacomo Niccolai. L’iniziativa si avvale di un mix di artisti, gravitanti in contesti nazionali e internazionali, che esprimono la propria creatività e il proprio estro attraverso l’uso, questo sì nuovo, imprevisto e insolito, di quei materiali cari alla geografia della nostra regione e della terra salentina in particolare: tessuti, pietra , ulivo, ma anche vetri e carta.

Obiettivo strettamente collegato, perfettamente riuscito, è quello di inserire le interpretazioni e le visioni degli artisti in un contesto storico, il convento appunto, da risvegliare dal lungo torpore, da proporre alla conoscenza dei visitatori e anche alla riscoperta di coloro che, abitanti del territorio, ne avevano smarrita la memoria. Del resto questa è la storia di tanti luoghi, di uso civile o religioso, di cui il Salento è disseminato e che urge strappare all’oblio perché possano ricollegarsi all’identità del luogo.

La selezione riunisce designer, artisti, artigiani e studi come 6:AM, Andrea Vitti, Andrea Zambelli, Benedetta Mori Ubaldini, Cosma Frascina, Daniele Papuli, Duccio Maria Gambi, Marco Guazzini, Mayice Studio con Ábbatte, Milena Paladino, Morghen Studio, Rowan Mersh, Scatter D, Tipstudio con Anna Lucia Rizzello e Vezzini & Chen.


La costruzione fu iniziata nel 1580 e fu il primo convento dei Francescani ad essere eretto nel Capo di Leuca. Ebbe il titolo di Santa Maria della Misericordia e anche di Serafico Padre San Francesco.

24 sono le celle destinate ai monaci, ma il più alto numero di ospiti si registrò nel 1760 con 22 monaci, mentre nel 1821 erano rimasti in 6.

Il convento di Salve fu escluso dalla soppressione degli ordini monastici voluta da Bonaparte, mentre dovette cedere nel 1866 alle leggi eversive del Regno d’Italia e fu allora adibito a caserma dei doganieri. Intorno al 1880 i monaci vi tornarono e rimasero sino alla fine del secolo. Dopo ci furono solo abbandono e incuria. Sino ad oggi, quando forse le antiche pietre sono chiamate a nuova vita.

Viene attribuita a san Bernardino da Siena la creazione del simbolo del crittogramma JHS al centro di un sole con dodici raggi, ognuno dei quali avente un significato salvifico. Le lettere JHS ( cristogramma attestato già dal III secolo )sono le prime due e l’ultima lettera del nome di Gesù in greco, ma possono anche tradursi dal latino in ” Iesus Hominum Salvator”, Gesù salvatore degli uomini. Inoltre Bernardino allungò l’asta sinistra dell’H , tagliandola in alto per farne una croce.

Questo simbolo divenne subito popolare e si diffuse in tutto il mondo, fino a quando, a metà del XVI secolo, fu adottato dall’Ordine religioso di Sant’Ignazio di L0yola, la Compagnia di Gesù. Tuttavia quest’Ordine apportò alcune modifiche: i Gesuiti aggiunsero i tre chiodi della Passione di Cristo, che si possono infatti ben distinguere ai piedi della croce; i raggi del sole inoltre passarono da dodici a sedici.

Una delle immagini presenti sull’ingresso delle celle mostra chiaramente i tre chiodi.

Bibliografia: Salve , 1981, di Aldo Simone; Wikipedia

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.