Dedico questa pagina soprattutto, ma non solo, a quei letterati, filosofi, viaggiatori, medici, sacerdoti, accademici, che in un passato ormai lontano, a partire dal XVI secolo, attraverso le loro conoscenze dirette o indirette, leggendo i testi antichi e studiando i loro predecessori, spesso attingendo al mito e alle credenze popolari, hanno provato a raccontare e a descrivere la provincia più lontana del Regno di Napoli, la Terra d’Otranto.
Le pagine scritte da questi volenterosi che, spesso con grande dispendio di risorse e di energie, si prefiggevano di squarciare il buio che avvolgeva terre- quelle del profondo sud- ritenute ai confini del mondo conosciuto ci affascinano ancora e sono fonte preziosa di informazioni.
Nelle loro descrizioni troveremo le radici di quella bellezza e di quella magia che ancora oggi ci conquistano e ci fanno innamorare di questa terra.
GIROLAMO MARCIANO ( *28 ottobre 1571-+1628 ) Leverano, filosofo e medico. La sua opera: Descrizione, origini e successi della provincia d’Otranto, con aggiunte del filosofo e medico Domenico Tommaso Albanese di Oria, verrà pubblicata più di due secoli dopo la sua morte.
1a edizione Napoli, 1855.
Dobbiamo a Marciano la descrizione accurata e affascinante di un fenomeno al quale dedica diverse pagine :
le mutate o apparenze.
Che cosa sono? Lo scopriremo presto.

<< In questi mari, ma anche nelle paludi, si vedono alcuni spettri, o fantasma, o apparenze che il volgo chiama
mutate o cambiate,
dal mese di aprile per tutto il mese di settembre: alcuni ignoranti credono che siano streghe, Lemuri, o Lamie, che i Greci dicono Nereidi, donne malefiche, le quali vanno vagando la notte, ungendosi con unguenti malefici e maleficiati e credono che si tramutino in diverse forme e specie di animali, e che volino in regioni diverse e lontane, annunciando diverse cose, danzando per campagne e paludi, conversando con i demoni, entrando per le fessure delle porte chiuse e soffocando i fanciulli, e facendo altri deliramenti e malefici>>.
Come vediamo, qui il Marciano espone tutto l’armamentario classico della stregoneria, compresa l’attribuzione di questa alle donne…donne malefiche naturalmente,
le streghe
che proprio al tempo in cui egli visse venivano messe al rogo.
A questo punto l’Autore ci dice anche che quanto descritto è solo ” sciocca credenza ” appartenente al volgo, ma precisa anche che le colpe attribuite alle streghe sono però ” in parte” vere, come si evince dall’esperienza che ognuno ne poteva aver fatto. Appurato questo, nondimeno egli reputa ” del tutto falso” che
le fantasme e apparenze
che si vedono nella provincia di Terra d’Otranto siano da attribuire alle streghe.
In che cosa consistono questi fenomeni chiamati fantasma o apparenze?
Marciano parte dalla constatazione che nei sei mesi che vanno da maggio a settembre si vedono ” per mari e paludi” forme le più diverse:
città, castelli, torri, armenti e bestiame che camminano, e alle volte anche vascelli e vere e proprie armate che veleggiano sul mare,
ma anche <<altre specie e immagini di cose diverse, che paiono veramente giuochi e trastulli della dotta e vaga natura>>.
Che sia davvero la natura che vuole prendersi gioco di noi? così commenta il Marciano.
Ma ecco l’Autore si dà e ci propone una spiegazione: le suddette forme e immagini appaiono e consistono in <<…vapori, che non durano a lungo, cambiano spesso e cambiano anche di luogo in luogo e normalmente quando appaiono annunciano il passaggio dal sereno alla pioggia>>.
E proprio da questi continui e repentini cambiamenti hanno preso il nome di ” mutate”.
Quando possiamo assistere a questi fenomeni?
Avviene il mattino, quando <<l’aere è quieto mentre ispira leggermente l’austro>>
Qual è l’effetto di questi fenomeni sulle popolazioni del luogo?
Queste apparenze sogliono ingannare i viandanti, i quali si credono vicini ai luoghi nei quali vogliono andare e invece ne sono lontanissimi.
Infine lo stesso Marciano ci propone la divertente descrizione di un pericolo incombente rappresentato da un’armata di turchi che si avvicinano minacciose nel mare Adriatico, insidiando le coste pugliesi dal Gargano alla provincia di Lecce e che poi, invece, svanisce nel nulla, quasi sciogliendosi al sole.
Quindi la spiegazione. L’austro parte leggerissimo per poi rafforzarsi, ed essendo caldo leva vapori leggeri e nubi dalla terra e dall’acqua, i quali vapori, come uno specchio, rappresentano nell’aria immagini e figure di cose diverse……e come si muovono i vapori, così si muovono le figure, siano castelli, torri, bestiame, alberi….spesso apparendoci anche capovolte, <<come avviene con gli specchi concavi per i quali la parte superiore mostra la parte più bassa delle cose vedute e viceversa>>.
….... Antonio Galateo nel suo libretto De situ Japygiae dice che nel suo tempo in una medesima ora si vide quì, ed in Levante, e per tutto quel tratto, ch’ è tra Otranto, ed il monte Gargano , velificare un ‘armata che fu creduta del Turco . E prima, che quelle fantasme fossero dileguate dal sole, o di sperse da’ vent , furono scritte in molti luoghi diverse lettere, e mandati avvisi per la venuta di una grossissima armata.
Di che cosa dunque ci sta parlando Marciano?
E’ il fenomeno della
Fata Morgana, o Fatamorgana,
un fenomeno ottico, simile al miraggio. Il termine si deve ai Normanni, infatti fa riferimento alla Fata Morgana della mitologia celtica, che induceva nei marinai visioni di fantastici castelli in aria o in terra per attirarli e quindi condurli a morte.
Tale fenomeno è dovuto all’incontro tra strati di aria di diversa temperatura, il che provoca una diversa rifrazione della luce. Può essere osservato a terra o in mare, e produce l’effetto di distorcere così tanto l’oggetto (o gli oggetti) su cui agisce il miraggio, da renderli insoliti e irriconoscibili, comprimendoli o allargandoli e allungandoli a dismisura.. Può riguardare qualsiasi tipo di oggetti “distanti”, come isole, coste o barche. Il soggetto è mostrato in evoluzione, in posizioni diverse da quelle originarie, in una visione che muta continuamente.
il racconto continua ancora
Il principe di Tricase e il ” Diritto dell’ombra degli alberi”
Quando il principe di Tricase si faceva pagare l’ombra degli alberi.
Con una circonferenza di 16 miglia, il bosco di Belvedere era sfruttato intensamente dalle comunità dei paesi vicini: Supersano, Torrepaduli, Ruffano, Miggiano, Montesano, Nociglia, Botrugno, Torricella, Scorrano, Maglie e anche da persone di paesi più lontani. Tutti ne usufruivano per allevare gli animali e per raccogliere la legna. Coloro che, per conto del feudatario, svolgevano la sorveglianza di quei possedimenti garantivano il rispetto dei diritti fiscali e proibitivi.
Tra questi c’era anche il “ Diritto dell’ombra degli alberi”, consistente “in 5 grane* all’anno ed un Paneso di virgulti verdi per ogni Albero del Bosco sito ne’ terreni censuati” ( sottoposti a censo, cioè tassati ).
Siamo alla fine del XVIII secolo, precisamente nel 1783, nello “Stato” di Tricase, di cui era principe e signore Giuseppe Gerardo Gallone che, come abbiamo appena visto, ricavava reddito persino affittando l’ombra dei suoi alberi, quelli del grande, a quel tempo rigoglioso, Bosco di Belvedere.
Fonte: Pierpaolo Panico, Lo “ Stato” di Tricase nel 1785, Stato de’ feudi, stabili, ed altri effetti componenti lo Stato di Tricase, e de’ pesi fissi a’ medesimi annessi formato nell’anno 1785. Edizioni Dell’Iride, 2014.